Flavio Apel

FLAVIO APEL

L’artista italo-tedesco Flavio Apel, nato a Roma, vive in Germania dall’età di sei anni, ma non ha mai perso il contatto con le sue origini. Protagonisti del suo universo figurativo sono spesso oggetti della vita quotidiana, che subiscono trasformazioni che li fanno apparire quasi viventi, o in contrasto ad essi creature animate, in particolare insetti, colti e quasi pietrificati nel momento della morte o nel tentativo di sfuggire ad essa, simbolo della vanità degli sforzi umani. A volte le immagini dell’oggetto animato o dell’animale immoto vengono osservate o sorrette da figure enigmatiche di donna, a volte Circe, a volte Elena, le cui intenzioni appaiono sconosciute e misteriose all’osservatore. L’artista in varie interviste ha sottolineato la necessità di esprimere nei suoi disegni alcuni elementi autobiografici, in particolare il cervo volante, espressione della sua nostalgia per la prima infanzia vissuta a Tolfa, ma anche le forchette del servizio buono, piegate nell’affermazione della volontà di esistere contro le costrizioni del mondo adulto. Altre fonti di ispirazione sono peraltro opere letterarie, in particolare la letteratura fantastica anglofona e tedesca, ma anche argentina, in particolare Julio Cortàzar.

Pochi artisti suoi contemporanei mostrano un tale interesse per il corpo e il volto umano e le loro possibilità espressive come Apel. Anche la composizione delle “nature morte”, ci riportano all’origine del termine, gli oggetti e gli insetti sembrano adagiati su un sudario piuttosto che sui sontuosi drappi multicolori delle figurazioni dei maestri fiamminghi.

Il lavoro di Apel è estremamente minimalista: l’artista disegna esclusivamente con matite. La tecnica è in negativo, il disegno viene creato intorno al bianco, che viene lasciato intatto. Basta osservare la capigliatura o il vestiario delle figure femminili per capire quante ore di lavoro richieda una tale tecnica. Solo per i vestiti l’artista impiega più di un mese e mezzo di lavoro.